Prossimo incontro previsto giovedì 26 maggio ore 18.00

"La lettura di queste pagine offre l'incontro con i concetti più alti della spiritualità attraverso storielle ed aneddoti, a volte autentiche barzellette. Il volume è quindi un libro di spiritualità, ma pensato e scritto in modo da essere per tutti, persone colte e meno colte, giovani ed adulti, credenti e non.."

“LE PRIME ELEZIONE COMUNALI DI FROSINONE ITALIANA - (13 NOVEMBRE 1870)”

Il 13 settembre del 1870, a mezzogiorno, il generale Diego Angioletti, comandante delle truppe italiane entrate a Frosinone dopo aver risalito l’attuale Viale Napoli, stabili il suo quartiere generale nel Palazzo della Delegazione Apostolica (attuale Prefettura) da dove, la sera precedente, era partito, in tutta fretta, in direzione di Roma il delegato pontificio monsignor Pietro Lasagni. Una settimana dopo, il 20 settembre, l’esercito italiano, dopo aver accerchiato Roma e aperta a cannonate una breccia a Porta Pia, entrava nella città eterna ponendo così fine al secolare potere temporale dei Papi.

Intanto a Frosinone il colonnello del 32° Reggimento di Fanteria, G. Lipari, che aveva assunto dal 14 settembre l’ufficio del Comando militare della provincia di Frosinone, il 22 settembre insediava nel palazzo della ormai ex Delegazione apostolica, una Giunta comunale provvisoria composta dai “patrioti” Nicola Marchioni, Filippo Simeoni e Giuseppe Sodani che resteranno in carica fino alle elezioni amministrative già previste per il mese di novembre. Il 2 ottobre, intanto, i frusinati vennero chiamati alle urne per pronunciarsi sull’annessione della città al Regno d’Italia: la consultazione interessò una percentuale di iscritti alle liste elettorali pari a circa il 25 per cento della popolazione cittadina mentre gli elettori effettivi risultarono l’82,41 per cento di essi, cioè sui 2559 iscritti furono in 2109 ad esprimersi, all’unanimità, per il “Sì” all’adesione al Regno d’Italia ... [segue nella sezione Attività]

Prossimo incontro per tutti i lettori interessati previsto per giovedì 28 aprile alle ore 17.30

“Per molti lettori di questi ultimi decenni L'Aleph è il libro dove scoprirono non solo un nuovo grande scrittore, ma un nuovo modo di essere della letteratura. Fu una specie di folgorazione, che poi si trasmise a tutta l'opera di Borges. Intanto, i titoli di alcuni di questi racconti (da Lo Zahir a Deutsches Requiem, da La ricerca di Averroè a L'immortale) entravano nella geografia mentale dei lettori come luoghi da sempre familiari e misteriosi."

 

 

Le rievocazioni storiche sulla Frosinone di cento anni fa (La Città nel 1922) pubblicate nelle scorse settimane sembrano essere state apprezzate dai numerosi lettori. Da molti di essi viene l’invito a trattare altri aspetti della vita cittadina con riferimento, in particolare, agli anni della fine dell’800 e degli inizi del ‘900. Pertanto verrà affrontato, a partire da oggi, un tema purtroppo ancora di estrema attualità, ovvero la diffusione in città di epidemie di vario genere che hanno angustiato i frusinati del passato così come quelli di oggi, da oltre due anni soffrono per il “Covid 19”.

Il nostro territorio è stato investito da tutte le malattie infettive a carattere epidemico diffuse in Italia, e in particolare nella vicina Roma, nel corso dei secoli: a partire da quelle dell’epoca romana e dell’alto medioevo. Particolarmente terribile fu poi la peste del 1300 che sterminò la quasi totalità della popolazione frusinate.

Epidemie di tifo e di colera colpiranno, poi, ripetutamente Frosinone nei secoli successivi fino alla metà del 1800 quando Frosinone era ancora un piccolo centro di nemmeno 10.000 abitanti arroccato sul dorso di un colle con ampia vista sulla Valle del Sacco. Nella seconda metà di quel secolo l’abitato urbano era quasi del tutto racchiuso all’interno dell’antica cinta muraria della “cittadella” medievale, così come era stato più volte ricostruito dopo le numerose devastazioni subite da armate tedesche e spagnole nel corso del XVI secolo e francesi alla fine del ‘700. All’interno di quel ristretto perimetro, sui resti di quelle antiche mura, si innalzavano costruzioni anche di più piani addossate le una alle altre su piazzette e vicoli stretti e tortuosi: quella conformazione solo in parte era dovuta allo scarso spazio a disposizione ma, anche, alle pressanti esigenze di protezioni e di difesa di una città frequentemente assediata e attaccata dalle soldatesche di turno.  

   In quel contesto le drammatiche condizioni igieniche della città soprattutto per la mancanza di acqua corrente erano permanenti ed esponevano i frusinati a ripetuti pericoli per la propria salute. Come era avvenuto, per esempio, nel 1867quando si diffuse, in tutta Italia, il colera che a Frosinone fu favorito dalle acque del Cosa inquinate dagli scarichi delle cartiere di Guarcino e dei numerosi mulini sul fiume a monte di Frosinone.Il problema dell’acqua sembrò essere risolto dalla decisione del papa Pio IX di dotare Frosinone, alla fine del 1869, di una “Macchina” per portare nel centro abitato l’acqua captata da alcune sorgenti in contrada De Matthaeis, nei pressi della Mola Nuova. In realtà i continui blocchi nel funzionamento della “Macchina della Fontana” e la mancata realizzazione di un adeguato sistema di fognature continuarono,per diversi decenni, a mantenere nel centro urbano tutte le condizioni favorevoli al verificarsi di ricorrenti epidemie con alti tassi di mortalità infantile...[segue nella sezione Attività] 

 
       L’8 febbraio del 1922, aprendo i lavori della prima seduta dell’anno del Consiglio comunale, il sindaco di Frosinone Pietro Gizzi comunicò all’assemblea i risultati cittadini del VI Censimento generale della popolazione italiana che si era tenuto il 1° dicembre 1921 non mancando, tra l’altro, di ringraziare i dipendenti comunali “per il gravoso e complesso lavoro”.
I dati ufficiali di quel rilevamento avevano fissato il numero degli abitanti di Frosinone in 13.380 a fronte dei 12.716 del precedente censimento del 1911 facendo registrare così, nonostante l’elevato numero di decessi causati dalla guerra mondiale e dall’epidemia della febbre “spagnola”, un aumento della popolazione cittadina del 9,3 per cento. Dei 13.380 frusinati “residenti” gli effettivamente “presenti” risultarono 12.815 di cui 5.885 dimoranti nel centro urbano, 807 nei pressi della Stazione ferroviaria e i rimanenti 6.123 in case sparse nelle campagne ... [segue nella sezione Attività]